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La condizione per uscire dalla ripetizione

 

Riflettendo sull'incidente accaduto ad Alex Zanardi, ho fatto alcune riflessioni che condivido con voi.

La ripetizione di incidenti gravi è presente nella storia personale di Alex ma anche nella sua storia familiare. La sorella Cristina è morta in un incidente stradale prima che Alex intraprendesse la carriera automobilistica e diventasse pilota di Formula uno. Quindi si tratta di un tema già presente nella famiglia. Verrebbe da chiedersi: cosa è successo nelle famiglie della madre e in quella del padre, che può aver generato questa esigenza di portare alla luce e rappresentare un evento non adeguatamente visto ed elaborato dalla famiglia?

Quello che verifico ogni giorno con i miei clienti è che più si cerca di sfuggire ad un destino, più quello si ripresenta sulla strada scelta per evitarlo.

Combattere, fuggire, lottare, sono strategie inefficaci, perché è sempre l'inconscio a fare la differenza e a determinare il presente.

Un lutto, un abuso, un'ingiustizia, accaduta nel sistema familiare tende a ripetersi, riproducendo eventi, situazioni molto simili a quelli originali.

Accade che questi eventi si verifichino in particolari date, come a volere ricordare l'anniversario, per fedeltà a qualcuno con cui si è rimasti connessi.

L'unica possibilità per uscire dalla ripetizione è comprendere cosa si sta ripetendo, chi si sta rappresentando, dove si sta guardando e chi si sta seguendo.

Occorre andare oltre una comprensione intellettuale, sostituire il capire col sentire, attraversare il dolore, la colpa, la rabbia, per uscire dalla “Ruota” dentro cui ci si è incastrati.

Allora è possibile andare oltre la ripetizione e approdare ad una visione più ampia e distaccata.

Assumere una nuova posizione, un nuovo punto di vista da cui guardare, accettare, rispettare, ringraziare e lasciare andare.

Questa è la strada per ritrovare la pace e riconquistare il proprio progetto e il proprio destino, recuperandone il senso e comprendendo il significato di ciò che è accaduto.

È così possibile ritornare a fidarsi delle proprie sensazioni ed agire di conseguenza, uscire dai giorni bui in cui continuano ad accadere eventi vissuti come manifestazione della sfortuna, di un accanimento da parte di qualcuno o qualcosa di esterno. 

In realtà tutto ciò che accade ha origine dalle radici dell'albero della famiglia e dalla propria storia personale.   


La Vita è esperienza, contatto, emozione

Il nostro tempo è caratterizzato da una tecnologia che può fare a meno dell'incontro personale. Stiamo sperimentando l'efficacia, la rapidità, la comodità di una comunicazione virtuale.

Ci stiamo abituando a comunicare a distanza, lasciando fuori i sensi, primo fra tutti il tatto, con l'idea che togliendo di mezzo il corpo, vengano eliminati un sacco di fastidi La Chiesa cattolica da secoli persegue l'intento di sbarazzarsi dei rischi connessi alla fisicità e lavora per una religiosità ripulita dalla contaminazione dei bisogni del corpo, bisogni condivisi con il regno animale, quindi impuri.

Per dimostrare la superiorità dell'uomo, in quanto essere intelligente, nel corso dei tempi si è rinnegata e rimossa la componente fisica per esaltare quella spirituale, contrapponendo l'una all'altra. Questo ha  creato comportamenti perversi, ovvero i bisogni negati nel momento in cui emergono più forti che mai, debbono prendere vie alternative,  spostarsi su territori  nascosti dallo sguardo indiscreto di chi potrebbe accusare, giudicare e condannare. Sappiamo che più qualcosa viene proibita, più la sua importanza e il bisogno di essa aumenta. Noi percepiamo e conosciamo il mondo attraverso l'esperienza sensoriale che è strettamente connessa alla sfera emotiva.        Il bambino scopre sé stesso e il mondo attraverso la percezione tattile, la prima esplorazione degli oggetti avviene attraverso la bocca.

Colpisce il fatto che il Vangelo mostri e sottolinei l'importanza del tocco delle mani e del contatto fisico ogni qual volta viene compiuta una guarigione:

"La suocera di Simone era a letto con la febbre, Gesù si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano." Mc. 1

"Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita". Mc. 5

"Prese la mano della bambina e le disse: talità kum, che significa: io ti dico alzati. E la fanciulla si alzò e camminava." Mc. 5

"Sputò per terra, fece del fango con la saliva, la spalmò sugli occhi del cieco e gli disse: va' a lavarti nella piscina di Siloe." Gv. 9

Gesù dice a Pietro "Se non ti farai lavare i piedi non avrai parte con me. (...) come ho fatto io così fate anche voi." Gv. 13

"Si avvicinò un lebbroso e disse: se vuoi puoi purificarmi. Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: lo voglio, sii purificato. E subito la lebbra fu guarita." Mt. 8

"Che cosa volete che faccia per voi? Gli risposero: Signore, che i nostri occhi si aprano. Gesù ebbe compassione, toccò loro gli occhi ed essi all’istante recuperarono la vista e lo seguirono.” Mt. 20

Il maestro tocca il discepolo per benedirlo e per guarirlo, come il padre tocca il figlio e lo abbraccia per benedirlo e mandarlo nel mondo.

La madre tocca e abbraccia il figlio per trasmettergli amore, protezione, sicurezza, senso di appartenenza.

E noi pensiamo di fare a meno di tutto questo per tutelare la nostra salute?

Siamo convinti che si possa sostituire un abbraccio con una video chiamata?

Una stretta di mano con un messaggio?

Siamo disposti a barattare gesti pieni di sentimenti con comunicazioni asettiche per tutelare una presunta necessità di sopravvivenza?


Sei pronto a rinascere?

Tutto intorno è un tripudio di colori, di profumi, di suoni.

La natura ci mostra la rinascita che segue al sonno dell'inverno, i suoi cicli sono parte della Vita e dopo ogni inverno arriva la primavera, le piante che sembravano morte sono più vive che mai e manifestano la rinascita in modo meraviglioso.

Noi siamo parte del cerchio della vita e ci è chiesto di svegliarci dal lungo sonno che ci ha assopito, relegato nella passività. 

E ora come ci sentiamo?

Riusciamo ad ascoltarci e a guardarci dentro?

Cosa abbiamo imparato da questa esperienza?

Come usiamo ora la nostra libertà?

Perché qualcosa possa nascere qualcosa deve morire, è necessario lasciarsi alle spalle un vecchio modo di pensare e di essere, guardare al futuro con un nuova consapevolezza.

Le esperienze, anche le più dolorose, sono le migliori maestre a patto che si permetta loro di arrivare al cuore e trasformarlo.

Riusciamo a sintonizzarci con le emozioni,  con i  desideri, con la voglia di vivere, di condividere, di giocare, uscendo dalle abitudini e dalle certezze del nostro mondo piccolo?


Come riappropriarsi della libertà di usare le proprie ali?

"Per superare con coraggio la sofferenza

chiedo la tua benevolenza

che io ora spiego le ali della vita

e volo consapevole della gioia infinita."

Albasali

 

Risolvere vecchie sofferenze significa trasformarle in potenzialità creative.

Se la ferita viene sanata diventa un dono attraverso cui acquisire saggezza, coscienza di sé e capacità di comprendere e aiutare chi si trova in mezzo a quello stesso guado.

Le catene allora diventano ali per volare al di sopra del proprio dolore e accedere ad una nuova visione, una diversa percezione di quel fatto, che è all'origine di un blocco che ha impedito di vivere una vita piena, gioiosa e realizzata.

L'amore può liberare il blocco e, come un grande iceberg che si scioglie col calore del sole, rilasciare una quantità di acqua che libera.

Così diventa possibile accedere al proprio potere personale, riprendendo il proprio posto, quello che era stato abbandonato per rappresentare qualcun' altro, per senso di colpa, per rabbia, per una convinzione di inadeguatezza, per fedeltà.                Quando ci si assume la responsabilità della propria vita, si esce dal bisogno di porsi nel ruolo della vittima come in quello del tiranno, allora ci si apre all'abbondanza e alla prosperità e finalmente si torna a dispiegare le ali e volare


La libertà di Essere

Quando  non riesci a realizzare ciò che desideri, ti senti triste, impotente, vittima della sfortuna.

Ma esiste davvero la sfortuna? Ciò che accade è il risultato di coincidenze fortuite e casuali? In che modo il nostro inconscio condiziona i fatti e gli eventi che ci accadono?

Quando iniziamo a conoscere e dialogare con il nostro inconscio, rimaniamo stupiti della forza e della chiarezza con cui esso esercita un'influenza predominante sulla nostra vita.

Desideri scoprire i piani e gli schemi segreti su cui si muove l'istanza più nascosta e segreta di te? 

Guardare significa da un lato assumersi la responsabilità di ciò che accade, dall'altro essere disposti a cambiare il punto di osservazione e la tua collocazione, riacquisendo  il potere di creare la tua realtà.

La realtà esterna è la manifestazione del tuo complesso mondo  interiore  e se non ti piace la vita che stai vivendo non c'è altra possibilità che cambiare il tuo mondo interiore. E, sulle ceneri delle certezze che ti davano sicurezza, delle abitudini consolidate, delle conoscenze assodate,  riscoprire la tua vera identità.

Allora la tua percezione della realtà si trasforma e là dove vedevi solo mancanza, impedimento, fatica, dolore, ora percepisci amore, gratitudine, gioia, possibilità, spazi che si aprono, possibilità compaiono all'orizzonte.

La realtà ti rispecchia e ti rappresenta.

Le domande: chi sono? Cosa sto facendo? Perché lo faccio? Quale realtà sto vivendo? Sono il punto di partenza e l'inizio del risveglio. Queste  domande  hanno il potere di aprire il sipario, di portare lo sguardo oltre il noto, oltre l'abitudine e l'apparenza.

Azione trasgressiva, inevitabilmente accompagnata da paura e senso di colpa.

Le prove sono tante e difficili, ma se affronti le onde del tuo mare con determinazione e ti fai trasportare dalla vela gonfia dei tuoi sogni, non puoi non raggiungere la riva.

La realtà si trasforma e nulla può essere come prima.

E' allora possibile cambiare il copione che stavi interpretando,  accedere alla libertà di essere, di agire e di sbagliare. In questo viaggio verso la consapevolezza sei tu a scegliere se andare o restare, se vivere o recitare, se cantare la tua canzone o interpretare quella scritta per te.


La Sindrome del Gemello Superstite

Solitudine, senso di vuoto, ansia immotivata, difficoltà ad integrarsi in un gruppo, tendenza ad isolarsi, sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano la Sindrome del gemello superstite.

L'uso di strumenti ecografici sempre più sofisticati e un numero crescente di testimonianze raccolte da medici e pazienti, vanno nella direzione di dimostrare che esiste una percentuale di gravidanze multiple, attualmente stimata attorno al 30%. 

Un solo embrione continua il suo viaggio verso la vita, portando con sé una pesante memoria cellulare, quella della perdita e dell'abbandono subito, senza che l'evento possa essere rappresentato, ricordato, messo in connessione con la fatica del superstite ad affrontare la vita. 

Uno dei tratti salienti di queste persone è una forte attrazione per tutto ciò che è occulto e misterioso, in particolare le esperienze connesse alla morte e alla vita oltre la morte. E' presente una grande sensibilità ed empatia nei confronti di qualsiasi essere vivente, specie se in difficoltà, sofferente, bisognoso di cure e di aiuto.

Quando tutti gli sforzi compiuti risultano inefficaci a raggiungere l'obbiettivo,  la persona che tanto si è prodigata, cade in uno stato di prostrazione, accompagnato da tristezza, depressione e senso di impotenza.

Agli occhi di un osservatore esterno la reazione appare esagerata e in alcuni casi incomprensibile. Questa discrepanza fra l'evento e la reazione emotiva ad esso, è molto frequente nel caso della morte di un animale domestico,  questo lutto ripropone la perdita accaduta nel periodo prenatale.  

A complicare il quadro è la presenza di una forte rabbia che coesiste con un intenso senso di colpa, due sentimenti che rendono la vita molto complicata.

E' sorprendente vedere come la vita di queste persone cambi radicalmente dopo aver preso di coscienza di questo "conosciuto non pensato". Qualcosa con cui  da sempre convivono ma a cui non erano riusciti a dare un volto e un nome.

La possibilità di sentire questo dolore, di dargli un senso, è una occasione preziosa per far ripartire un tempo bloccato, una vita sospesa, una promessa non mantenuta.  

Tutto diventa allora  possibile, si può ripartire riappropriandosi della propria vita e del proprio destino, dicendo finalmente  sì alla vita. 


I Sogni sono la tua direzione?

Quale direzione stai seguendo?

Quale bussola stai usando per navigare?

Quando le onde salgono e la tempesta si abbatte su di te a chi va il tuo pensiero?

Riesci a guardare oltre le apparenze e fidarti della Vita e del suo percorso?

Riesci a riconoscere ciò che è vero e fidarti del tuo senso etico?

Oltre il temporale c'è un nuovo orizzonte, dopo la burrasca arriva sempre il sereno, sei pronto a farti guidare dai tuoi desideri e dai tuoi sogni?

Se ti appoggi solo alla tua mente, se pensi di essere pura materia, se resti confinato dentro il tuo corpo fisico che diventa una torre difensiva, eretta a baluardo della tua individualità, non c'è spazio per l'apertura, per la trasformazione, per lo scambio e  la comunicazione.

Se il dolore è tutto ciò che conosci, se la tristezza ti avvolge e offusca la tua mente, se la rabbia ti toglie lucidità, rischi di perdere di vista l'essenziale: il senso del viaggio.

La meta può essere raggiunta se resti connesso al tuo progetto, un progetto scritto e definito tanto tempo fa, prima che tutto avesse inizio. Questo è lo scopo per cui ti trovi ora qui a vivere il presente.

Forse è una prova, una sfida che hai scelto di superare prima di nascere per lasciarti finalmente alle spalle patti, promesse, accordi stipulati in un lontano passato.

Forse non ricordi quando e perché, ma puoi fidarti della tua anima e non farti trascinare dai dubbi che come flutti impazziti ti portano lontano dalla tua direzione e ti fanno perdere la rotta.

Togli le catene che tengono imprigionate le tue ali e inizia a volare, scegli la verità e usala per essere libero.

Un bravo marinaio sa sempre qual è il porto a cui deve tornare, e anche se si lascia momentaneamente distrarre, il richiamo della patria e della propria casa è più forte di qualsiasi tentazione.

Il viaggio può essere lungo, avventuroso, pieno di prove e pericoli, ma la meta è certa ed è su quella che devi puntare il tuo sguardo senza perderla di vista. 

Gonfia le tue vele e lasciati condurre dal vento, il tuo sogno è la direzione.      


Quando giri le spalle al presente a chi sei fedele?

Cosa ti spinge a dire no ad un desiderio, a rinunciare ad una opportunità? 

Da dove nasce la convinzione che ti limita e ti impedisce di fare ciò che desideri?

Se avessi il coraggio di alzare il volume, sentiresti una vocina che dice:

ma io sono piccolo, debole, indifeso, non posso farlo.

Quante volte nella tua vita hai  detto: no, poi  sconfortato sei tornato sui tuoi passi?

Quante volte hai rinunciato all'avventura e sei rimasto solo col tuo rimpianto?

Quante volte non hai osato scoprire di cosa sei capace?

Quante volte hai tradito te stesso?

Da dove nasce tutta questa autodistruttività?

Per cambiare occorre coraggio, per uscire dalle abitudini rassicuranti occorre determinazione. Per diventare libero devi assumerti la responsabilità di deludere, di tradire le aspettative di altri che contavano su di te e, sentendoti profondamente colpevole, camminare su una strada nuova, sconosciuta, senza garanzie, ma dove puoi finalmente esprimerti, manifestare la tua unicità, perfino rischiare di essere felice.

Cosa scegli: la sicurezza o la felicità? La comodità o l'avventura?

Tu puoi scegliere, qualsiasi cosa tu scelga va bene, ma non dare la colpa ad altri, non nasconderti dietro alibi evanescenti, assumiti la responsabilità della tua scelta.

Dipende da te lasciare il dolore e andare verso la gioia, rinunciare alla rabbia e aprirti all'amore, abbandonare il vittimismo e iniziare a creare ciò che desideri.

Puoi passare dall'inerzia alla curiosità; dall'abitudine alla novità; dalla ripetizione   all'avventura. Cosa scegli? 


Ho incontrato una farfalla

Ho incontrato una farfalla bellissima.

Il primo impulso è stato prendere il

cellulare per fotografarla.

Poi mi sono fermata, ho deciso di ammirarne

la bellezza, l'armonia, l'eleganza, la leggerezza,

per tutto il tempo che mi avrebbe concesso.

Ho resistito alla tentazione di catturarla,

sì, perché anche la foto è un tentativo di possederla

imprimendo la sua immagine in una memoria virtuale,

cercando di fermare il tempo.

Ho deciso di restare solo a guardare

e lasciare che la sua bellezza

restasse per sempre nel mio cuore,

gustandomi ogni secondo,

vivendolo come  un dono meraviglioso.

Quindi ora non te la posso mostrare

ma posso condividere la mia emozione

e la mia gratitudine.

Se fossi capace di fare questo in ogni situazione,

forse la vita diverrebbe più bella,

più leggera, completa,

proprio come questa farfalla.

Mi sono chiesta cosa renda così difficile

farlo, e mi è venuta in mente la paura

di non incontrarla domani o dopodomani,

ho pensato alla convinzione che se qualcosa,

qualcuno, se ne va è per sempre.

Allora se credo che un'altra farfalla

arriverà domani e un'altra dopodomani,

potrò guardarla e ammirarla

senza l'angoscia di perderla.

Se esistono migliaia di farfalle,

posso stare tranquilla: ne incontrerò altre,

tutte bellissime, affascinanti, uniche.


Sei pronto a navigare il tuo mare?

Quando ti senti impotente, quando hai desideri, aspirazioni, che non  riesci a realizzare, quando ti senti inadeguato, come se ti mancassero le capacità, le competenze, cosa fai?

Ti giudichi e ti arrabbi? ce l'hai con te stesso e con la vita?

Qualcosa sta impedendo ai tuoi talenti di manifestarsi, un muro percepito invalicabile ti relega fuori dal gioco, ti manca la determinazione, la forza, il coraggio di osare andare oltre le presunte certezze, le convinzioni, ciò che ti hanno raccontato,

le abitudini  ti incastrano in meccanismi ripetitivi e sterili.

E' possibile uscire da tutto questo?

Creare uno spazio di ascolto per accogliere un nuovo punto di vista, espandere  la visione di te stesso e della realtà è il primo passo per uscire da questo vissuto di impotenza. 

Assumere un nuovo sguardo, aprire il cuore, prenderti la responsabilità di costruire il tuo futuro, quello che tu desideri, ha il potere di apportare radicali cambiamenti che la mente incredula ritiene impossibili, ma che il tuo spirito sa che si possono realizzare.

Questa magia si manifesta quando esci da una dimensione dove tutto è ricondotto ad un rapporto di causa ed effetto, quando esci dalla morsa del: "tanto è tutto inutile".

Alzando il punto di osservazione e guardando ciò che accade con occhi nuovi fiduciosi, entusiasti.

Aprendoti alla condivisione, alla comunicazione, alla solidarietà, il flusso di energia  si scioglie e,  come ghiaccio al disgelo, la vita ricomincia a fluire.  

Dipende da te: cosa guardare, con quale sentimento, arrenderti o navigare il tuo mare. 

Dipende da te scegliere dove stare e cosa fare. 


La vertigine: Paura di cadere o voglia di volare?

L'Ansia ha a che fare con un senso di minaccia, qualcosa di cui si avverte la presenza

ma di cui non è chiara né l'identità, né la pericolosità. Una sorta di nemico che risiede nell'ombra, che potrebbe attaccare, non si sa né come né quando.

Questo stato di incertezza, associato ad una sensazione di minaccia, crea uno stato di Ansia diffusa che tende a presentarsi anche in situazioni prive di minacce e di pericoli reali.

L'ansia si trasforma in panico quando vi è una totale perdita di controllo, allora ci si sente in balia degli eventi e completamente sopraffatti.

La componente biologica, presente in ogni persona, viene risvegliata e sentendosi invasa dal terrore, innesca una serie di reazioni fisiche quali: l'accelerazione del battito cardiaco, l'iperventilazione polmonare, l'aumento di sudorazione, che sono tipiche reazioni alla paura di morire.

Prova ne è che, in molti casi, la persona si reca al Pronto Soccorso convinta di avere un Infarto e si sente dire: “Non si preoccupi, è solo un po' di Stress”.

Questa affermazione anziché rassicurarla, la lascia nella totale incomprensione di quanto è accaduto e innesca un circolo vizioso in cui la paura che il panico si ripresenti, non si sa né dove né quando, la induce ad evitare progressivamente tutte le situazioni e i luoghi in cui potrebbe insorgere la crisi di panico.

Di conseguenza lo spazio vitale in cui il soggetto si sente al al sicuro diviene sempre più limitato fino, nei casi più gravi, a coincidere con le mura domestiche.

La prima cosa da fare in questa situazione è creare le condizioni affinché la persona si senta al sicuro, ovvero si senta compresa, non giudicata e sopratutto rassicurata riguardo al fatto che il sintomo è transitorio,  quindi non durerà per sempre. 

Dato che il sintomo è una reazione biologica sensata ad una situazione vissuta in modo conflittuale e percepita come minacciosa e irrisolvibile, è importante trovare un professionista che sia in grado di aiutare la persona a comprendere quanto sta accadendo, che permetta di dare un senso, facendo luce sul vissuto che ha preceduto l'insorgenza del sintomo, perché nella maggioranza dei casi questa connessione non è chiara. 

Una volta compreso il significato, è necessario usare validi strumenti per risolvere il sintomo. 

Desideri trattenuti, sopiti e negati affiorano per essere visti, considerati, ascoltati, e lo fanno attraverso i sogni, le fantasie e i sintomi, siano essi fisici o psichici.

Essere disposti a cambiare, utilizzare la crisi come un'opportunità di rinascita, lasciarsi alle spalle il vecchio modo di vivere è la condizione per riacquistare salute e serenità. 

Solo se la persona è disposta ad iniziare un processo di trasformazione può liberarsi dalla morsa che la attanaglia, che la blocca in uno stato di impotenza e immobilità, e uscire dalla condizione di volontaria esclusione dal mondo in cui si era rifugiata. 

Se, al contrario, vi è resistenza e opposizione al cambiamento, l'unica strada percorribile è quella farmacologica che, se da un lato attenua l'intensità del sintomo, dall'altro tende a inibire  l'energia vitale e con essa il desiderio e la determinazione a trovare nuove soluzioni, ad avventurarsi nel mondo con occhi nuovi, con l'entusiasmo e la bellezza di un  bambino che rinasce alla vita.


Nessuno può salvarsi da solo

Le persone si sentono sole e impaurite, costrette a vivere in una dimensione privata, in assenza di scambi e di contatti sociali, con la paura che la fa da padrona.

In questo scenario che esclude una dimensione gruppale, di scambio, di collaborazione e di solidarietà, l'altro diventa un pericolo, una minaccia alla propria integrità e alla propria salute, qualcuno da tenere a debita distanza, in casi estremi un nemico da combattere.

Questi vissuti, queste reazioni, queste paure si sono amplificate nelle ultime settimane, ma forse stavano già serpeggiando fra le persone, retaggio di un inconscio collettivo dentro cui ci muoviamo e di cui siamo parte.

La difficoltà a rapportarsi con gli altri, la paura del diverso, il non sentirsi parte di un gruppo, di una famiglia, di una nazione, la fatica a vivere rapporti sinceri, erano segnali già  presenti e ben visibili.

Ora la solitudine è diventata fisica, imposta per Decreto, e sono emerse, amplificate a dismisura, dinamiche che prima correvano sotterranee e che sfociavano in stati di tristezza, depressione, ansia, attacchi di panico. 

Il Prof. Vittorio Marchi diceva: "Il tuo nemico è la parte ferita di te, non puoi eliminarlo, puoi solo prendertene cura". Parole forti, una riflessione difficile con cui confrontarsi, ma che forse può farci uscire dalla prigione delle paure e delle convinzioni che giustificano una visione della vita dove non c'è posto per la propria ombra, tanto meno per la morte.

Per fuggire e negare queste realtà si arriva a rinunciare alla vita, una vita autenticamente umana. 

Dopo aver perso di vista per anni il contesto più ampio di cui tutti facciamo parte, dopo un periodo di sfrenato individualismo, narcisismo e protagonismo, dove vigeva solo la legge del profitto a qualsiasi costo, a costo di distruggere ogni  competitor, forse è venuto un tempo in cui l'unica strada percorribile  è ritornare a considerarci parte integrante di un tutto, in cui il singolo è solo un frammento che non ha alcuna possibilità di sopravvivenza se continua ad anteporre il proprio interesse ad un bene più grande.

forse l'unica possibilità per sopravvivere è recuperare una visione d'insieme in cui nessuno può essere escluso, dove non esistono abitanti di serie A ed abitanti di serie B, dove esiste un solo bene: quello comune.

E' urgente che la solidarietà prenda il posto dell'interesse del singolo, che il servizio alla comunità sostituisca l'utilizzo arbitrario del potere.

Abbiamo reciso i collegamenti con le nostre origini, alle nostre spalle sentiamo un vuoto che si traduce in mancanza di senso e disperazione.

E' l'appartenenza ad una famiglia, ad un gruppo, ad una nazione che ci dà un'identità, che ci rende cittadini del mondo, fieri di esserlo.

La nostra presenza qui ed ora non è casuale, il significato, lo scopo, può essere compreso se ci riconnettiamo con il nostro progetto personale che fa parte di un progetto comune a tutti gli esseri umani.

Se neghiamo questa realtà, se rimuoviamo la rete di rapporti e di relazioni di cui siamo parte, rinunciamo alla nostra umanità e siamo come alberi sradicati e  abbandonati.

Prendere consapevolezza che l'altro è il nostro specchio, implica coraggio, determinazione e grande senso di responsabilità, che mal si conciliano con giudizi e pregiudizi che coprono paure, insicurezze e problemi irrisolti. 


E' possibile recuperare la propria integrità?

"Quando ci rendiamo conto che siamo pienamente

  responsabili di chi e che cosa siamo dal momento

  del concepimento, la nostra capacità di guarire

  aumenta notevolmente."

  Gaston Saint-Pierre 

 

L'integrità è un concetto di cui non sentiamo parlare spesso, più frequente è sentire parlare di onestà.

L'integrità è un'attitudine molto più complessa dell'onestà.

Essa è il risultato dell'accettazione di ciò che è accaduto in passato, di ogni accadimento verificatosi in questo o in altri contesti spazio temporali.

Esperienze vissute personalmente, appartenenti alla storia famigliare o risalenti ad un contesto più ampio: quello dell'albero genealogico.

Ogni rifiuto, ogni ingiustizia, inflitta o subita, intacca l'integrità, produce una separazione, e ogni separazione si trasforma in malessere, infelicità, sintomo.

Più separazioni ingiuste e traumatiche porti nel tuo bagaglio, più importanti saranno i sintomi.

Questa visione rende evidente l'importanza di guarire ferite, ricucire strappi, superare distanze, perdonare ingiustizie, attraverso la misericordia, che nasce là dove il cuore viene toccato dalla miseria umana.

Solo seguendo la via del cuore, possiamo raggiungere il nostro spazio sacro, dove si annulla ogni separazione, là dove la coscienza entra in comunicazione ed unione con il tutto.

La guarigione più profonda è quella dell'anima.

Ritrovare la propria integrità è come ricomporre un puzzle composto da centinaia di pezzi, dispersi in tempi, situazioni, relazioni, vissute personalmente o ereditate dagli antenati.

Scoprire di essere persone del 2000, ancora condizionati da ricordi, ferite, tradimenti, colpe, risalenti all'antico Egitto, al Medioevo, al Rinascimento o a qualsiasi altro periodo storico, può essere un'esperienza che lascia stupiti, increduli, ma che ha il potere di liberare dal bisogno di rappresentare antichi copioni, ripetendo ruoli sempre uguali, che portano infelicità e disperazione.

Grazie a questa ricomposizione i vari tasselli possono trovare la giusta collocazione e si delinea un'immagine chiara, che dà senso e permette di comprendere contraddizioni, scelte apparentemente assurde, illogici fallimenti.

Tutto ciò che appariva illogico diventa comprensibile e coerente con uno schema che, come un filo rosso, unisce e percorre la storia personale.

La complessità di cui ognuno è portatore è difficilmente immaginabile, finché non vengono sperimenti questi ritrovamenti e la compassione per ciò che è stato prevale su qualsiasi altro sentimento.  

Allora è possibile fare pace e con amore ricomporre il cerchio che era stato spezzato.   


Dalla Mancanza all'Abbondanza

Ogni mancanza ha a che fare con una separazione, con uno strappo, con una perdita.

La mancanza vissuta come ingiusta e insopportabile, ci proietta in un permanente vissuto di lutto: sentimenti di tristezza e di chiusura nei confronti della realtà e delle persone, mentre l'energia, l'attenzione e l'amore si dirige al mondo dei morti.

Questa attrazione unita ad un dovere di fedeltà, porta a ricercare inconsciamente situazioni di malattia, di limite e di morte, vissute direttamente, per interposta persona, o attraverso storie e rappresentazioni teatrali e cinematografiche.

La prima grande separazione coincide con il venire nel mondo, scelta che presuppone l'abbandono dell'unità, della perfetta armonia, della perfezione, per entrare nella dualità, facendo esperienza del limite, dell'imperfezione, della differenza e dell'alterità.

Il corpo fisico si sente piccolo, debole, solo, spaesato, incompleto, e inizia il suo percorso per ritrovare la sua sposa, la sua essenza, l'Anima.

Questo percorso, tutti i Miti ce lo raccontano, è disseminato di prove, di demoni, di spettri e vampiri che mettono alla prova il coraggio, la fede nel progetto, l'integrità del cuore, la forza e la verità dello scopo.

Lo scopo del viaggio del Principe è liberare la Principessa, unirsi a lei e regnare insieme.

Quale metafora è più semplice, più chiara, e meravigliosa di questa?

Le fiabe, i Miti, con il loro linguaggio ci comunicano antiche verità attraverso Archetipi che il nostro Inconscio conosce e comprende alla perfezione, perché fanno parte dell'Inconscio Collettivo a cui gli Inconsci individuali, come affluenti di un grande fiume, accedono e comunicano.

Solo se stiamo corrispondendo al nostro Progetto personale, radicati nel qui ed ora, continuando a dirigere lo sguardo all'Unità e rimanendo in sintonia con “l'Armonia delle Sfere” , possiamo realizzarci e accedere all'Abbondanza.

Il Mito do Orfeo, l'Eroe romantico per eccellenza, ci mostra il potere della musica e la forza dell'amore.

La sua determinazione e la forza del suo amore gli permette di riportare l'amata in vita, di farla risalire dal mondo degli inferi. Ma ad un passo dal traguardo un cedimento, un dubbio, il bisogno di verificare, lo separa definitivamente dall'amata, che ritorna nell'Ade, lasciandolo solo e disperato.

Il monito, più che mai attuale, che arriva è: “Abbiate fede e perseverate, solo una fede forte e perseverante ridona la vita, compie miracoli e realizza il progetto di felicità e abbondanza.


Dove nasce la difficoltà a lasciare andare?

Una delle azioni più difficili nella vita è lasciare andare.

L'attaccamento che sviluppiamo per cose e persone ci introduce nel campo della paura: la paura di perdere persone care, il lavoro, le comodità, anche oggetti a cui siamo affezionati, per non parlare delle abitudini di cui siamo dipendenti.

Eppure dal momento della nascita la nostra vita dipende da un costante equilibrio fra il movimento di prendere e quello di lasciare, fra l'inspiro e l'espiro.

Allora perché risulta così difficile lasciare andare?

La difficoltà a lasciare andare è universale, non appartiene solo alla cultura occidentale, basti pensare alla lunga ricerca fatta da Budda per arrivare a comprendere e ad attuare il non attaccamento.

Associamo il lasciare andare col perdere, che per noi significa sconfitta e la reazione è  di opposizione. Che è un po' come nuotare contro corrente: pur sapendo che la direzione del fiume non può essere cambiata, e non seguirla può volere dire soccombere, la nostra tendenza ad opporci è forte.

Come il bambino che dice no, per dimostrare la sua forza, per distinguersi, per individuarsi. Mi chiedo se tutto questo possa avere a che fare con un' ambivalenza, con un dubbio, un'incertezza riguardante la scelta originaria, quella di esserci, rispetto al non esserci, la scelta della vita, così come noi la intendiamo.

Le esperienze intrauterine hanno grande importanza nella creazione e nel rafforzamento di questa ambivalenza: i dubbi, le incertezze, le paure, o addirittura il rifiuto della madre, può arrivare all'embrione, il quale percepisce di non essere desiderato e sviluppa un profondo senso di colpa, il vissuto di essere un clandestino, mancante dell'autorizzazione ad esserci.  

La perdita di uno o più gemelli nei primi mesi di gravidanza, è un'esperienza talmente dolorosa da segnare profondamente la vita successiva.

Questa esperienza porta il gemello superstite a vivere ogni perdita, ogni separazione e abbandono come un dolore insopportabile, sviluppando una ipersensibilità al tradimento e all'ingiustizia. Ogni abbandono diventa un'occasione per rivivere il dramma originario.

Allo stesso modo lo scenario di nascita diventa un copione che si attualizzerà ogni volta che si deve iniziare qualcosa: un lavoro, una relazione, un trasloco.

Il senso di mancanza innesca meccanismi atti a difendersi da questo dolore, la mente entra in azione per proteggere, rassicurare, trovare certezze.

In questo modo inizia la costruzione di una realtà alternativa, consolatoria, oggi diremmo virtuale, ma fondamentalmente falsa.

In questo scenario nasce l'esigenza di ritrovare la  Verità:  Chi sono?  Da dove vengo?  Dove vado?  Perché sono qui? 

Questa ricerca spinge la persona a tornare alle origini, per connettersi con una dimensione che precede l'entrata nella vita.

In questo percorso è importante lasciare andare memorie traumatiche, antiche ferite, ricordi dolorosi, per aprirsi al nuovo.

Fare spazio per poter creare, facendo apparire l'immenso campo di possibilità.


Il sintomo: un'occasione di crescita

Le domande che più spesso mi sento porre sono:

"Il mio problema è risolvibile? Se sì, in quanto tempo? 

Ha mai incontrato un caso come il mio?

Queste domande nascono dal bisogno che qualcuno, in modo un po' onnipotente, prenda il disagio e  si accolli la responsabilità della  guarigione.

La persona che chiede aiuto sta vivendo un  periodo di crisi e  si sente incapace di uscirne, non comprende il senso della sua sofferenza.

I sintomi  sono la reazione più sensata, prevista e messa in atto dalla nostra componente biologica, per rispondere ad un particolare conflitto vissuto in una condizione di solitudine.

Il compito del terapeuta è creare le condizioni affinché la persona possa fermarsi ed ascoltarsi, prendere coscienza del suo vissuto più profondo, e guardare chi c'è dietro il suo sintomo, sia esso psichico, fisico o relazionale.

Solo dopo essere entrati in questo ascolto e aver assunto questo atteggiamento la persona può fare una scelta. 

Qualsiasi diagnosi dà alla persona una definizione con cui essa tende ad identificarsi e questa etichetta rischia di diventare una identità sostitutiva.    

Abbiamo così: il depresso, il paziente affetto da sindrome bipolare, quello con disturbo della personalità, lo schizofrenico, il diabetico, l'iperteso, il cardiopatico, etc.

Definizioni che sono il risultato della trasformazione del sintomo con una durata limitata  in prognosi, mediante una proiezione nel futuro che tende ad avverarsi nella misura in cui il paziente crede a questa previsione.

Quante volte ci siamo sentiti dire: “Si rassegni, lei dovrà assumere questo farmaco per tutta la vita?"

Come possiamo evitare di entrare in questa spirale di paura e rassegnazione?

Guardando e affrontando ogni sintomo nella sua specificità e transitorietà, mantenendo il contatto con la vita reale, con quello che sta accadendo nel presente. 

Tutto può essere guardato, compreso e risolto se manteniamo un atteggiamento aperto e disponibile al cambiamento, se abbandoniamo la paura e  prendiamo coscienza che tutto ciò che ci accade è sensato ed è una preziosa opportunità per migliorare la qualità della nostra vita.