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Il Copione

La convinzione di avere il controllo della propria vita, di essere liberi di scegliere ogni giorno ciò che si desidera, si rivela in molti casi un' illusione.

Quando ciò che affermiamo di volere non si realizza, attribuiamo la responsabilità alla sfortuna, alle avverse condizioni economiche e sociali, o alla negligenza delle persone che ci sono vicine.

Se proviamo a cambiare punto di vista, se osiamo andare oltre le nostre credenze, appare uno scenario completamente diverso. Dapprima confusamente, poi in modo sempre più chiaro emergono connessioni fra ciò che accade nella vita attuale ed eventi accaduti in un recente e remoto. Esperienze scritte nelle cellule del nostro corpo, nel nostro Dna.

Il copione di cui siamo interpreti è l'emanazione di più linee del tempo confluite nel qui ed ora, in ciò che siamo oggi.

Come personaggi di un enorme Truman Show, ci muoviamo mossi da fili invisibili, verso direzioni solo apparentemente sconosciute, ma in realtà ben note.

Questa condizione si riflette sul nostro sentire: senso di estraneità, insoddisfazione, confusione, incertezza.

Chi sono io? Cosa sto facendo? Perché lo faccio?

Queste sono le domande che hanno il potere di aprire il sipario, di portare lo sguardo oltre il noto, oltre l' abitudine, e guardare dietro le quinte.

Ma questa azione è vissuta come una trasgressione ed è accompagnato da paura e senso di colpa.

Qui si verifica la prima messa alla prova. Se non fuggiamo, se abbiamo il coraggio di continuare, di andare oltre il divieto di “mangiare dell'albero della conoscenza”, allora qualcosa di importante accade. La realtà dentro e fuori di noi si trasforma e nulla può essere come prima.

E' allora possibile trasformare il copione che stiamo interpretando, chiudere file rimasti aperti, risolvere conti sospesi, rinunciare ad imprese impossibili, restituire destini non nostri.

E' possibile accedere alla libertà di essere, di agire e di sbagliare.

Libertà che i personaggi di un copione non hanno.

Questo percorso ha il sapore della scoperta, della meraviglia, dello stupore.

 

In questo viaggio verso la consapevolezza siamo noi a scegliere se andare o restare, se vivere o recitare la vita, se cantare la nostra canzone o interpretare quella scritta da noi in un altro tempo o da qualcun' altro.


LA SINDROME DEL GEMELLO SUPERSTITE

Solitudine, senso di vuoto, ansia immotivata, difficoltà ad integrarsi in un gruppo, tendenza ad isolarsi, sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano la Sindrome del gemello superstite.

L'uso di strumenti ecografici sempre più sofisticati e un numero crescente di testimonianze raccolte da medici e pazienti, vanno nella direzione di dimostrare che esiste una percentuale di gravidanze, attualmente stimata attorno al 30%, che partono gemellari ma ben presto uno dei 2 embrioni viene espulso o riassorbito naturalmente, senza lasciare segni di questo evento. 

Un solo embrione continua il suo viaggio verso la vita, portando con sè una terribile memoria cellulare, quella della perdita e dell'abbandono subito, senza che l'evento possa essere rappresentato, ricordato, messo in connessione con la fatica del superstite ad affrontare la vita. Resta sconosciuta l'origine di particolari caratteristiche emotive, psichiche e caratteriali della persona.

Uno dei tratti salienti di questi individui è una forte attrazione per tutto ciò che è occulto e misterioso, in particolare le esperienze connesse alla morte e alla vita oltre la morte. Dall'altro è presente una grande sensibilità ed empatia nei confronti di qualsiasi essere vivente, specie se in difficoltà, sofferente, bisognoso di cure e di aiuto. In questo contesto nasce un forte bisogno di prendersi cura, di aiutare, di salvare. 

Quando tutti gli sforzi compiuti risultano inefficaci a raggiungere l'obbiettivo,  la persona che tanto si è prodigata, cade in uno stato di prostrazione, accompagnato da tristezza, depressione e senso di impotenza.

Il dolore   può diventare straziante e il senso di perdita insopportabile. 

Agli occhi di un osservatore la reazione appare esagerata e in alcuni casi incomprensibile.  Questa discrepanza fra l'evento e la reazione emotiva ad esso, come nel caso della morte di un animale o di una persona sconosciuta,  costituisce un indizio di una perdita accaduta tanto tempo prima che non potendo essere ricordato,  viene messo in scena per essere visto e compreso. 

A complicare il quadro è la presenza di una forte rabbia e senso di colpa, due sentimenti che coesistono nei confronti del gemello scomparso e di ogni suo sostituto.  

E' sorprendente vedere come la vita di queste persone cambi radicalmente dopo aver preso di coscienza di questo "conosciuto non pensato". 

Qualcosa con cui  da sempre convivono ma a cui non sono mai riusciti a dare un volto e un nome.

La possibilità di sentire questo dolore, di dargli un volto e un senso, è una occasione preziosa per far ripartire un tempo bloccato, una vita sospesa, una promessa non mantenuta.  

Tutto diventa allora  possibile, si può ripartire riappropriandosi della propria vita e del proprio destino, dicendo finalmente  sì alla vita. 


SENSO DI IMPOTENZA E INADEGUATEZZA

Spesso accade di vivere situazioni in cui ci si sente impotenti. Si hanno desideri, aspirazioni, che non si riescono a realizzare. Questo porta a sentirsi inadeguati, come se mancassero le capacità e le competenze, che negli altri sono presenti, ma di cui ci si sente sprovvisti.

La rabbia e il giudizio verso sé stessi e verso la vita sono reazioni molto frequenti in questi casi.

Qualcosa sta impedendo ai propri talenti di manifestarsi, forse manca la chiarezza sulla strada da seguire, oppure manca il coraggio di provarci per paura di sbagliare.

Come uscire da questa impasse?

Occorre creare uno spazio di ascolto per guardare e prendere coscienza dell’impedimento alla manifestazione del proprio progetto.

Chi rappresenta questo masso che blocca la strada? Dove ha avuto origine?

Uno sguardo, un movimento, una parola, producono cambiamenti di fronte a cui la mente rimane incredula. Questa magia scaturisce da semplici parole: “Mi dispiace”, “Grazie”, “Finalmente ti vedo”, dette col cuore.

Tutto il flusso di energia bloccato si scioglie come ghiaccio al disgelo, e finalmente la vita ricomincia a fluire.  


LA  DIVERSITA' : UNA MINACCIA O UNA RISORSA?

Cosa ci impedisce di vivere felici? Di sentirci realizzati?

Cosa ci porta nella paura e nella sfiducia?

Viviamo in una società dove spesso le persone si sentono sole.

Sole nonostante vivano in contesti molto popolati, rumorosi sovraffollati.

Perchè molte persone giungono ad uno stato di alienazione e isolamento?

Abbiamo forse perso di vista il contesto più ampio di cui facciamo parte.

Abbiamo reciso i collegamenti con le nostre origini.

Alle nostre spalle sentiamo un vuoto che si traduce spesso in mancanza di senso.

L'appartenenza ad una famiglia, ad un gruppo, ci dà un'identità, un significato.

La nostra presenza qui ed ora non è casuale, il significato e lo scopo può essere compreso se ci riconnettiamo con presenze per noi significative: familiari, antenati, persone con cui abbiamo avuto una relazione, un'amicizia, tutti costoro hanno un posto dentro di noi, fanno parte della nostra vita.

Se rifiutiamo questa realtà, se neghiamo e rimuoviamo la rete di rapporti, di relazioni che ci appartengono, che ci fondano e ci connotano, noi non sappiamo chi siamo, non abbiamo radici in cui sentirci sicuri.    

Ci sentiamo dispersi, e questo provoca un problema con la vita.

La scelta sempre più frequente di vivere soli, appare come una resa di fronte a tutto questo, e alla complessità della diversità.

Ogni persona è diversa, il genere maschile è diverso da quello femminile.

Scommettere sull'accettazione e la valorizzazione del diverso da noi implica coraggio e determinazione, che mal si conciliano con  il giudizio e  la dipendenza da convinzioni e pregiudizi che, come una coperta troppo corta, cercano di coprire paure, insicurezze, problemi irrisolti.

Allora la sfida è riuscire a sostituire il giudizio con il rispetto, la convinzione della separazione con l'esperienza dell'integrazione, l'atteggiamento di competizione con l'esigenza di condividere. Questo è possibile se cambiamo punto di osservazione, se allarghiamo gli orizzonti e riusciamo a sentirci parte di un universo meraviglioso, che trabocca di vita, di amore e di abbondanza.


IL SINTOMO: UN PROBLEMA DI CUI SBARAZZARSI O UN' OCCASIONE  DI CRESCITA?

Le domande che più spesso mi sento porre sono:

"Il mio problema è risolvibile? Se sì, in quanto tempo? 

Ha mai incontrato un caso come il mio?

Queste domande nascono dal bisogno che qualcuno, in modo un po' onnipotente, prenda il disagio e  si accolli la responsabilità della  guarigione.

La persona che chiede aiuto sta vivendo un  periodo di crisi e  si sente incapace di uscirne, non comprende il senso della sua sofferenza.

I sintomi  sono la reazione più sensata, prevista e messa in atto dalla nostra componente biologica, per rispondere ad un particolare conflitto vissuto in una condizione di solitudine.

Il compito del terapeuta è creare le condizioni affinché la persona possa fermarsi ed ascoltarsi, prendere coscienza del suo vissuto più profondo, e guardare chi c'è dietro il suo sintomo, sia esso psichico, fisico o relazionale.

Solo dopo essere entrati in questo ascolto e aver assunto questo atteggiamento la persona può fare una scelta. 

Qualsiasi diagnosi dà alla persona una definizione con cui essa tende ad identificarsi e questa etichetta rischia di diventare una identità sostitutiva.    

Abbiamo così: il depresso, il paziente affetto da sindrome bipolare, quello con disturbo della personalità, lo schizofrenico, il diabetico, l'iperteso, il cardiopatico, etc.

Definizioni che sono il risultato della trasformazione del sintomo con una durata limitata  in prognosi, mediante una proiezione nel futuro che tende ad avverarsi nella misura in cui il paziente crede a questa previsione.

Quante volte ci siamo sentiti dire: “Si rassegni, lei dovrà assumere questo farmaco per tutta la vita?"

Come possiamo evitare di entrare in questa spirale di paura e rassegnazione?

Guardando e affrontando ogni sintomo nella sua specificità e transitorietà, mantenendo il contatto con la vita reale, con quello che sta accadendo nel presente. 

Tutto può essere guardato, compreso e risolto se manteniamo un atteggiamento aperto e disponibile al cambiamento, se abbandoniamo la paura e  prendiamo coscienza che tutto ciò che ci accade è sensato ed è una preziosa opportunità per migliorare la qualità della nostra vita.